La cenere immersa nello smalto si deposita sulla tela e una realtà estinta prende vita.


Daniele Ghin - Senza titolo - Cenere e smalto - cm 120 x 80

L’ARABA FENICE

Forme dotate di una propria esistenza.

Amalgama unico che sfugge ad ogni conformazione e restituisce una profondità indefinita alla superficie del dipinto.

Riduzione dello spettro cromatico per condurre la pittura all’essenzialità, per affermare sempre più il ruolo strutturale dell’immagine.

Il bianco ed il nero avvolgono il campo visivo del fruitore, immergendolo in un mondo senza punti di riferimento nè orizzonte e conferiscono all’opera una inedita inclinazione concettuale.

Un totale controllo sul progetto diviene importante quanto la sua realizzazione.

Daniele Ghin spinge la pittura al limite, ad una sottrazione di spazio, di luce e di colore, in favore di una profondità in negativo, in cui la dimensione antropologica è del tutto assorbita da quella psicologica.

Pochi elementi per costruire un universo in continuo divenire, che si dissolve e rinasce.

Il grumo materico si dispone inzialmente sulla superficie a livello estetico, poi, attraverso una insistita indagine, come spessore esclusivamente simbolico.

Un mondo che irrompe come un grido e, lacerando il volo del reale, apre sul proprio oblio.

Resurrezione semantica della pittura.

Suggestioni su un livello di piani paralleli giungono a formare planimetrie di stratificazioni. Lo spazio diviene forma e si arresta nella materia mentre il tempo si fissa in quella stessa materia con la sua irripetibile impronta.

La ricerca dell’astratto vive in simbiosi con la memoria divenuta fantasma materico e dialoga con l’invisibile.

La cenere, immersa nello smalto, si deposita sulla tela ed una realtà estinta riprende vita. Daniele, Ghin, arte, contemporanea, pittura, artista, informale, athanor, astratto, materico, Daniele, Ghin, arte, contemporanea, pittura, artista, informale, athanor, astratto, materico

 

DANIELE GHIN Originario di Marano Lagunare, risiede a Carlino (Udine) dove vive e lavora in Via Isola di San Pietro n. 5. Inizia la sua attività artistica con un repertorio di genere figurativo prima di approdare all’informale. La sua ricerca sulla materia lo porta alla “resurrezione semantica della pittura”. Nel 2008 gli è stato conferito il diploma d’onore per la pittura al premio Firenze-Europa.

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ARABIAN PHOENIX

Forms endowed with their own existence; 

a unique melting which escapes any configuration and gives an indefinite depth to the surface of a painting; reduction of the chromatic range to return painting to what is essential and to state the structural role of the image.

Black and white envelope the visual range of the observers pushing them in a world without reference points or horizon and giving the work of art an unexpected conceptual quality.

A total control on the project becomes as important as its realization.

Daniele Ghin pushes painting to a limit, to a subtraction of space, light and colour, in favour of a negative depth, where the anthropological dimension is totally absorbed by a psychological tension.

He uses few elements to build a cosmos in continuous transformation which vanishes and comes again to life. The lump of materials initially settles on the surface at an aesthetic level, then, through a thorough analysis, acquires an exclusively symbolic depth.

This is a world which breaks in with a scream and, interrupting the flight of reality, opens to its own oblivion – a semantic rebirth of painting.

Suggestions on parallel levels and worlds end up forming a system of layers. Space becomes form and is captured in the matter, while time rests on the same matter with its unique footprint.

The search for abstraction lives in symbiosis with memory which has become a material ghost and interacts with the invisible.

Ashes mixed with colours settle on the canvas and an extinct reality takes on a new life.

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